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L'arbitrato


L’arbitrato costituisce il più rilevante strumento di risoluzione delle controversie alternativo rispetto alla giurisdizione civile ordinaria. Processo giurisdizionale e processo arbitrale sono forme concorrenti in astratto e alternative in concreto per la risoluzione delle controversie civilistiche, pur nell’ambito dei diritti disponibili da parte dei privati. L’arbitrato trova la sua fonte in un atto di autonomia privata, la convenzione arbitrale, espressione con la quale si vuole ricomprendere sia il compromesso, sia la clausola compromissoria, sia la convenzione di arbitrato in materia non contrattuale. Il compromesso, ai sensi dell’art. 807 c.p.c., è il patto che le parti stipulano per deferire a terzi una o più controversie tra esse già insorte in relazione ad un determinato rapporto giuridico sostanziale. La clausola compromissoria, ex art. 808 c.p.c., è la clausola inserita in un contratto o in un atto separato attraverso la quale vengono assoggettate ad arbitrato le controversie, future ed eventuali, nascenti da un determinato rapporto sostanziale di tipo contrattuale. Con la convenzione di arbitrato in materia non contrattuale le parti possono stabilire, ai sensi di quanto dispone l’art. 808 bis c.p.c., che siano decise da arbitri le controversie future relative ad uno o più rapporti non contrattuali determinati. A ben notare, la convenzione arbitrale presenta un duplice contenuto: l’accordo delle parti di sottoporre la controversia al giudizio degli arbitri ed un mandato congiunto a questi ultimi di emettere la decisione, il lodo arbitrale. Antecedentemente alla Novella del 1983,l’efficacia del lodo arbitrale era subordinata al suo deposito, entro cinque giorni dalla sua emanazione, presso la cancelleria del giudice competente, al fine di ottenere l’emanazione del decreto di exequatur. Il provvedimento giudiziale attribuiva al lodo l’efficacia di sentenza giurisdizionale: la sentenza arbitrale risultava, così, essere il combinato di lodo emanato dagli arbitri e decreto di exequatur emanato dal pretore. Con la Novella del 1983, nell’ottica di una privatizzazione dell’arbitrato, pur senza il deposito, il lodo arbitrale vincolava, comunque, contrattualmente, le parti. Il deposito continuava, però, a essere necessario per rendere la sentenza impugnabile, nonché eseguibile coattivamente, secondo le norme del codice di rito. La Riforma del 1994 ha mutato radicalmente il quadro: l’efficacia della decisione degli arbitri viene ad essere completamente svincolata dal problema della natura, negoziale o giurisdizionale, del lodo. E il controllo del giudice, attraverso l’omologazione, appare indispensabile per consentire l’accesso alla tutela esecutiva, mentre gli effetti di accertamento e costitutivi ne risultano indipendenti. In seguito alla Riforma del 2006, nell’ambito del disegno volto a riconoscere che il lodo, anche non omologato, abbia gli stessi effetti di una sentenza, viene espressamente previsto che il lodo produce gli effetti della sentenza pronunciata dall’Autorità giudiziaria dalla data della sua ultima sottoscrizione.

Il Direttore


Il Direttore:

Prof. Avv. Massimiliano NISATI
Avvocato del Foro di Roma, Research Professor in Dispute Resolution Law in England, Academician in Dispute Resolution Law, Fellow in Law and Political Economy, negli U.S.A. Già Docente in Diritto dell’Arbitrato e delle A.D.R. presso la European School of Economics, Membro dell’Istituto Superiore di Studi sull’Arbitrato di Roma, dell'Associazione Italiana Arbitrato di Roma, nonché della Delegazione Italiana della Corte Arbitrale Europea di Strasburgo, Autore di trattati, monografie, contributi scientifici per i tipi dell’IPSOA, de Il SOLE 24 ORE, dell’UTET, della GIUFFRÈ, della CEDAM, della MAGGIOLI, della PRIMICERI, de LA SAPIENZA.

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